La Mia Filosofia

Vorrei prima di tutto ringraziare le ragazze ed i ragazzi del Forum del Gambero Rosso che con critiche e consigli mi hanno aiutato ad affrontare i primi passi verso questo nuovo IMPEGNATIVO progetto.

I miei geni dovrebbero aiutarmi, avendo un nonno vignaiolo che ha curato diversi vigneti per quarant’anni.

Ho deciso di impiantare una nuova piccola vigna, seguendo una filosofia che trae origine anche da cio’ che segue:

Ho visitato ripetutamente cantine, vigne, piccoli filari , viti sotto tutela, in Francia, Italia, Spagna.

Ho avuto contatti con alcune Università Italiane ed estere, con ricercatori italiani , americani e georgiani.

Ho partecipato ad “orge” vitivinicole , intese come corsi professionali con diversi agronomi e docenti intervenuti contemporaneamente sullo stesso tema, per lo studio dei molteplici risultati derivanti dalla stessa scelta operativa in discussione .

Molti dei corsi agronomici ed enologici ai quali ho partecipato , non tutti per fortuna, se pur interessanti e fortemente specializzati ,mi hanno fornito indirizzi e regole comportamentali da adottare in vigna ed in cantina seguendo regole commerciali, tese al risparmio di ore di lavoro e alla modernizzazione delle macchine.

LE MIE PIANTE E LE MIE SCELTE GESTIONALI DI VIGNETO NON POSSONO SEGUIRE REGOLE COMMERCIALI, PERCHE’ LA NATURA NON SEGUE REGOLE COMMERCIALI !!

BISOGNA INVECE RISPETTARE TUTTE LE FASI FENOLOGICHE DELLA VITE.

In tutto questo insieme di corsi, ricerche, incontri, studi in vigna, in laboratori ed in cantine, mi sono fatto un’ idea delle diverse concezioni circa la gestione del vigneto, nel senso che ho incontrato due tipi di approccio che sinteticamente riassumo qui di seguito:

1: ostinatamente si rifanno alle vecchie tradizioni, perché così si è sempre fatto e non sanno cosa ottengono con quel tipo di intervento in quel preciso momento, poiché non conoscono neanche le minime basi dei processi chimici che si susseguono nelle varie fasi di crescita della vite, anche rapportate ai climi in cui effettuano gli interventi;

2: sono rivolti alla totale meccanizzazione delle pratiche agricole, con lo scopo di evitare l’uso di FANTI in vigna, perché costoso ed antieconomico , esprimendosi solo in ore di lavoro per ettaro.

Non serve allevare la vite tanto per farla crescere, bisogna conoscerla a fondo, sapere ascoltare e capire la pianta e ancor meglio tutto il percorso fenologico.

Per poter intervenire correttamente, sapendo cosa si otterrà e quali saranno gli effetti futuri di ogni operazione sulla pianta, bisogna studiare, studiare, studiare e ancora aggiornarsi sulle regole , ad esempio, della Fotosintesi, della Mitosi, ecc….

Studio ed aggiornamenti costano non solo in termini di iscrizione agli stessi corsi professionali, ma perché ti portano per lunghi periodi al di fuori del lavoro ordinario , però ne vale la pena!!!!!!!

Tutto questo, unito ai consigli di alcuni grandi viticoltori, italiani e francesi, mi ha permesso di capire sempre meglio cosa andrò a fare e soprattutto cosa NON DOVRO’ FARE !!!

Siccome è giusto darsi degli obiettivi , ho scelto questo: OTTENERE QUALITÀ CON ORIGINALITÀ, strano, non lo dice mai nessuno, ma la qualità normalmente significa cercare il puro accumulo di zuccheri nelle uve,

AL CONTRARIO :

NON E’ LO ZUCCHERO IL MIO OBIETTIVO, MA I POLI FENO LI E GLI ANTOCIANI, PERCHE’ NON E’ LA BASSA PRODUZIONE CHE DA’ QUALITA’ , MA IL BASSO VIGORE, CON PARETI FOGLIARI ADEGUATE E SFOGLIATURE CHE POSSANO REGOLARE MEGLIO IL TARTARICO.

COSI’ ANTICIPO L’INVAIATURA, RIDUCO IL VIGORE E COME EFFETTO AVRO’ L’AUMENTO DI ZUCCHERI.

In tutto questo turbinio di informazioni vitivinicole , talvolta contrastanti, ho potuto notare , grazie al colloquio continuo con le mie viti, che nessuno si è occupato di un aspetto per me importantissimo : L’ALLEVAMENTO del GRAPPOLO.

Sempre più convinto, ho fatto ricerche velate, ho chiesto a grandi agronomi , a ricercatori in Italia e all’estero e sembra che, almeno fino ad oggi , nessuno abbia pensato di fare ciò.

Ho parlato personalmente con il Prof. ATTILIO SCIENZA , il quale mi ha confermato di non aver mai sentito parlare di questa nuova tecnica , dimostrandomi grande interesse ed aspettando i nuovi sviluppi .

Anche dal Dott. RUGGERO MAZZILLI ho avuto conferme di assoluta originalità del progetto, perciò resta solo da vedere se ciò porterà , come io credo e spero, migliore qualità e/o sanità alle uve.

RIPETO: È LA PIANTA CHE ME LO CHIEDE.

Accogliere questa sua richiesta credo sia il minimo che si possa fare per compensare , purtroppo solo in minima parte, il danno e la negazione che subisce quando, a ragione, ci chiede di lasciarla crescere , allungare, arrampicare fino al cielo, data la sua Acrotonia, e quando, con ancora maggior ragione, non vorrebbe piangere poiché annualmente amputata ( potata ) per puri obiettivi enologici.

Non sono impazzito, anzi sono molto razionale intendendo seguire il richiamo della vite.


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